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martedì 30 novembre 2010

Das Trojanische Pferd - Der Wahrheit auf der Spur 2

GPS PUNTO NAVE CONFRONTA CON LA BUSSOLA

1 Navigazione




1-2 Navigazione Costiera



1-2-1 Il Punto nave

Riassumendo le pagine precedenti, prima di iniziare la navigazione occorre :



Tracciare la rotta, cioe' disegnare sulla carta nautica il segmento che unisce il punto di partenza con quello di arrivo

Determinare l'angolo di questo segmento rispetto al Nord polare, cioe' l'angolo di rotta polare

Determinare la rotta Bussola correggendo la rotta polare della Declinazione Magnetica (differenza tra Nord polare e magnetico) e dell'errore introdotto dalla Deviazione magnetica (errore della bussola).Seguendo questo angolo, indicato dalla bussola, se non ci fossero altre grandezze da considerare si arriverebbe al punto previsto.

In realta' non e' semplice seguire con precisione la rotta Bussola a causa di :

Scarroccio causato dal vento

Deriva generata dalle correnti

Errori del timoniere, sempre presenti

Questi errori rispetto alla rotta prevista possono essere stimati ma con metodi molto empirici e approssimati ( Vedi Nota 1) , quindi le correzioni sono una stima di larga massima e con carattere soggettivo in quanto dipendono dall'esperienza di chi li valuta e possono fornire solo un'ordine di grandezza dello scostamento dalla rotta.

Pertanto e' necessario fare delle verifiche per conoscere la reale posizione dell'imbarcazione, cioe' occorre fare il Punto Nave.

Per fare il punto nave occore individuare un riferimento di coordinate note e misurare la posizione dell'imbarcazione rispetto a questo riferimento.

Sapendo la posizione del riferimento e quella della barca (relativa al riferimento) si ricava la posizione assoluta .

I metodi per fare il punto nave sono due :

Riferendo la posizione dell'imbarcazione rispetto ad un punto fisso (Stella Polare).Il metodo, detta "navigazione astronomica" richiede strumenti particolari (Sestante) e sviluppo di calcoli non semplici.Si utilizza solo quando la navigazione non consente di prendere rilevamenti a terra.

Riferendo la posizione dell'imbarcazione a oggetti sulla costa riconoscibili e segnati sulle carte nautiche (navigazione costiera).





1-2-1-1 Il GPS

Con l'uso del GPS tutti i problemi di carteggio, quindi anche il punto nave, sono automaticamente risolti.Lo strumento fornisce continuamente le coordinate (polari) dell'imbarcazione ( per i modelli piu' completi viene presentata su display la posizione sulle carte nautiche), la velocita', la distanza dal punto di arrivo ed il tempo necessario (procedendo sempre alla stessa velocita').

I calcoli precedenti e quelli che seguiranno sono necessari per conseguire la patente nautica e nell'eventualita' di guasto del GPS o di mal funzionamento ( cosa non infrequente a causa dell'uso militare del sistema GPS).

1-2-1-2 Retta di rilevamento



Come accennato il "punto nave", cioe' la posizione attuale dell'imbarcazione si trova determinando la posizione dell'imbarcazione rispetto ad un punto noto (punto cospiquo).Operativamente si determina la direzione dell'imbarcazione rispetto al punto cospiquo (ad esempio con un allineamento) e si traccia la retta che individua questa direzione, ottenedo cosi' la "retta di rilevamento" cioe' la retta sulla quale si trova, in un punto non ancora determinato,l'imbarcazione.

Tracciando due o piu' rette di rilevamento (cioe' le linee di posizione), il loro punto di intersezione (o meglio la zona individuata dalla loro intersezione, vedi figura) fornisce il punto nave.

I metodi per tracciare una linea di posizione sono :

Retta di rilevamento.Ottenuta misurando con una bussola da rilevamento l'angolo sotto cui si vede un punto cospiquo

Linea batimetrica.Misurando il fondale si individua la batimetrica e quindi una linea di posizione

Allineamento di due punti cospiqui

Cerchio di uguale distanza.Si misura la distanza da un oggetto e si traccia il cerchio avente raggio uguale alla distanza e centro nell'oggetto.L'imbarcazione si trovera' lungo la circonferenza di tale cerchio( il metodo richiede l'uso di un telemetro o del sestante, e' elencato solo per completezza).

Cerchio capace.Si tratta di un metodo complesso, basato su costruzioni geometriche, che richiede l'uso del sestante o di particolari goniometri.E'un metodo molto preciso che veniva utilizzato per scopi particolari, ad esempio nelle operazioni di dragaggio.Attualmente superato da sistremi di posizionamento piu' precisi e semplici con funzionamento simile al GPS ma, normalmante, basato su trasmettitori posizionati a terra in prossimita' della zona di interesse (questo sistema, data l'elevata precisione e' utilizzato ad esempio dalle unita' dragamine) .





Pagina : successiva (Determinazione del punto nave) precedente (Navigazione con GPS)



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Nota 1



A causa dell'azione del vento la rotta vera non segue l'angolo di prora (vedi figura), infatti il vento spinge la barca lateralmente quindi la rotta vera sara' inclinata di un certo angolo rispetto alla prora (angolo di scarroccio, in figura S).Noto l'angolo di scarroccio si puo'ricavare la rotta vera sommandolo (se a dritta) o sottraendolo se a sinistra all'angolo di prora.

Ad esempio se stessimo seguendo una rotta per 80°N con un vento che genera un angolo di scarroccio di 15° a dritta (il vento proviene da sinistra) la rotta vera sarebbe 90° + 15° = 105°N, se il vento producesse uno scarroccio a sinistra la rotta vera sarebbe 75°N.

L'angolo di scaroccio puo' essere valutato misurando con una bussola da rilevamento l'angolo che forma la scia con l'asse della barca.La cosa non e' del tutto facile, infatti una misura con la bussola di rilevamento a causa del movimento della barca e l'imprecisione del riferimento (asse dell'imbarcazione) non e' molto precisa.

Per questo motivo molti velisti preferiscono valutare lo scorroccio ad occhio in base alla forza del vento e all'andatura della barca (come ordine di grandezza 10°/15° con vento sino a forza 4).











Un analogo spostamento e' causato dalle correnti che,se in direzione trasversale alla barca, generano l'angolo di deriva con lo stesso effetto sulla rotta dello scarroccio.

L'angolo di deriva puo' essere valutato solo su bassi fondali (filando una cima provvista di peso, quando il peso tocca il fondo la cima si orienta nella direzione del moto vero), negli altri casi si ricorre alle carte nautiche e ai portolani.Sapendo la velocita' della corrente che genera la deriva si puo' calcolare la rotta vera in modo grafico come mostrato in figura :

Sulla carta nautica partendo dal punto nave (A) si tracciano due semirette : A-R con l'angolo di rotta e A-C secondo l'angolo da cui proviene la corrente.

Sulle due semirette si tracciano due segmenti proporzionali alla velocita' dell'imbarcazione e a quella della corrente (nella figura rispettivamente ( 8 nodi, e 3 nodi con scala 1 cm = 1 nodo).

Partendo dagli estremi dei due segmenti si tracciano le parallele alle semirette A-R e A-C ( in figura di colore verde)

Si unisce il punto A con il punto d'incontro delle due parallele, il segmento che si individua e' la velocita' dell'imbarcazione rispetto al fondo marino.

IL GPS STRUMENTO DIGITALE
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LA BUSSOLA STRUMENTO ANALOGICO
SEGNA IL NORD MAGNETICO DA CORREGGERE CON TABELLE O/E GPS
http://www.nonsolocittanova.it/orientamento/la_bussola_e_la_navigazione.html

lunedì 29 novembre 2010

La rosa dei venti

La rosa dei venti




La rosa dei venti raffigura i quattro punti cardinali principali (nord, sud, est e ovest), con altrettanti quattro punti intermedi che determinano le seguenti altre direzioni: nord-est, sud-est, sud-ovest e nord-ovest.

A questi otto punti e' possibile raffigurarne altri otto intermedi: nord-nord-est (NNE), est-nord-est (ENE), est-sud-est (ESE), sud-sud-est (SSE), sud-sud-ovest (SSO), ovest-sud-ovest (OSO), ovest-nord-ovest (ONO), nord-nord-ovest (NNO).



La rosa dei venti classifica i venti a seconda della loro provenienza.

Se infatti immaginiamo la rosa centrata sull'isola di Zante (sita a Sud-Est dell'Italia, vicino alla costa greca che si affaccia sul Mar Jonio), scopriamo che a Nord-Est c'e' la Grecia (da cui proviene appunto il vento Grecale), a Sud-Est la Siria (da cui proviene appunto il vento Scirocco), a Sud-Ovest la Libia (da cui proviene appunto il vento Libeccio) e a Nord-Ovest Roma (da Roma "caput mundi" da cui proviene appunto il vento Maestrale che guarda caso significa "maestro dei venti").





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Questi i principali venti:

Tramontana, Grecale, Levante, Scirocco, Mezzogiorno (o Ostro), Libeccio, Ponente, Maestrale.

Tramontana

E' il vento del nord che proviene dalle regioni polari, e' freddo e umido in Germania mentre e' freddissimo e secco nelle regioni italiane.

E' un vento che spira a raffiche; di solito porta tempo asciutto, cielo sereno e visibilita' ottima.

Assume nomi vari (Aquilone, Buriana, etc.) secondo le regioni di provenienza e delle leggere variazioni di direzione.

Il piu' noto e' la Bora che soffia da ENE, specie nei mesi invernali sul golfo di Trieste e sul Quarnaro, e la cui azione e' pero' sentita su tutto l'Adriatico.



Grecale (o Greco)

Vento da Nord-Est con leggere variazioni di provenienza; e' un tipico vento invernale; e' freddo e asciutto e deve il suo nome al fatto che gli antichi navigatori del Mediterraneo centrale ritenevano che provenisse dalla Grecia.

Porta tempo buono e cielo sereno. Come la tramontana anche il grecale spira a raffiche.



Levante

Vento fresco che spira da est, di debole intensita'; nel Tirreno di solito preannuncia l'arrivo delle perturbazioni da Scirocco. E' un tipico vento invernale che nel Mediterraneo e' accompagnato da pioggia e tempesta.



Scirocco

E' il vento di sud-est, proviene dal deserto del Sahara e in origine e' secco e infuocato; attraversando il Mediterraneo, pero', si carica d’umidita' e nelle

regioni settentrionali italiane spira come un vento caldo umido apportatore di piogge e nebbie.

Porta di solito tempo nuvoloso al nord, mare mosso, visibilita' scarsa e puo' durare molto a lungo.



Mezzogiorno (o Ostro o Austro)

Vento meridionale d'effetto debolissimo. La sua azione e' scarsamente sentita

nei mari italiani. E' apportatore di piogge e tempeste; deriva il suo nome da auster che era il nome latino del vento che gli stessi romani chiamavano anche nothus.



Libeccio (o Garbin)

E' il vento di sud-ovest che i Romani chiamavano africo o ponente iemale; spira dalla Libia

e venne cosi' chiamato all’epoca delle Repubbliche marinare. E’ generalmente vento di tempesta.

Vento di caratteristiche particolari perche', pur essendo un vento di mare, ha poche caratteristiche di tali venti.

Generalmente nasce molto velocemente, sviluppandosi fino a raggiungere una potenza eccezionale, per poi calmarsi con la stessa rapidita' con cui e' nato.

E' il vento che segue le perturbazioni per cui cessato il suo effetto, di solito si ha un innalzamento della pressione con conseguente arrivo di tempo buono e cielo sereno.



Ponente (o Espero)

E' il vento che, come dice il nome, spira da Ovest; e' un vento tipico che spira nel periodo estivo sulle coste laziali ed e' originato dal diverso riscaldamento della terra e del mare. Esso penetra nella terraferma fino a Roma determinando una gradevole frescura; a Roma viene chiamato ponentino. Gli antichi Romani lo chiamavano favonio o zefiro.

Vento estivo, fresco e pomeridiano, la sua influenza e' sentita sul Tirreno e sull'Adriatico centro-meridionale.



Maestrale (o Maestro)

E' il vento di nord-ovest che i Romani chiamavano chorus o circius; insieme al Libeccio e' tipico del Mediterraneo centrale, spira ad una velocita' che puo' superare i 120 km orari; e' asciutto ed e' un vento di burrasca soprattutto sulla Sardegna e sulla Corsica. E’ il vento piu' impetuoso e annuncia l’inverno.

E' un vento di caratteristiche simili alla tramontana, solo di forza piu' elevata, da cui il nome maestro dei venti.

Porta tempo freddo, asciutto e sereno. Interessa durante i mesi invernali, principalmente l'alto Tirreno ed il mar Ligure, giungendovi dalle vallate del Rodano e golfo del Leone.





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Classificazione del vento

La classificazione del vento e' basata sull’intensita' con la quale esso spira (leggero, forte, teso, ecc.), sul suo comportamento nel tempo (regolare, irregolare) e sulla direzione da cui spira.



Intensita'

L’intensita' del vento e' misurata dalla sua velocita' che e' espressa in m/sec (o anche in km/ora o in nodi) ed e' misurata da uno strumento (l’anemometro).



In base alla velocita', i venti sono classificati in dodici gradi d’intensita' (o anche di forza per usare un termine abbastanza conosciuto) secondo una scala di misura conosciuta come scala di Beaufort. Essa fu proposta nel 1806 da Sir Francis Beaufort, adottata dal Comitato Meteorologico Internazionale nel 1874 e riveduta dallo stesso Comitato nel 1926.



Recentemente, grazie alla tecnologia che consente di misurare velocita' del vento anche superiori ai 200 km/orari, sono stati introdotti altri cinque numeri per cui la scala di Beaufort e' composta di 17 gradi.



In particolare:



0 - fino a 2 km/ora: calma, il fumo sale verticalmente; mare calmo, Bonaccia, assenza di moto ondoso, mare forza zero;



1 - da 2 a 6 km/ora: bava di vento, il vento piega il fumo; increspature del mare, piccole onde (onde da 0 a 0,1 m), mare forza uno;



2 - da 7 a 12 km/ora: brezza leggera, si muovono le foglie; onde piccole ma evidenti, con qualche cresta (onde da 0,2 m a 0,3 m), mare forza due;



3 - da 13 a 19 km/ora: brezza tesa, foglie e rametti costantemente agitate; piccole onde con qualche cresta (onde da 0,6 m a 1,0 m) che comincia ad infrangersi, mare forza due;



4 - da 20 a 30 km/ora: vento moderato, il vento solleva polvere, foglie secche e si muovono piccoli rami; piccole onde con creste e spuma (onde da 1 m a 1,5 m) che diventano lunghe, mare forza tre;



5 - da 31 a 39 km/ora: vento teso, si muovono i rami maggiori, oscillano gli arbusti con foglie; si formano piccole onde nelle acque interne, onde grandi moderatamente lunghe con molta schiuma (onde da 2 m a 2,5 m) in mare aperto; mare forza quattro;



6 - da 40 a 50 km/orari: vento fresco, grossi rami agitati, sibili tra i fili telegrafici; mare agitato (onde da 3 m a 4 m), si formano marosi con creste di schiuma bianca, e spruzzi, mare forza cinque;



7 - da 51 a 61 km/orari: vento forte, alberi agitati, difficolta' a camminare contro vento; mare agitato con schiuma che comincia ad essere sfilacciata in scie, e spruzzi (onde da 4 m a 5,5 m), mare forza sei;



8 - da 62 a 74 km/orari: burrasca moderata, rami infranti, grossi alberi agitati, camminare controvento e' impossibile; violenti cavalloni che si abbattono l’uno sull’altro (onde da 5,5 m a 7,5 m), mare forza sette;



9 - da 75 a 87 km/orari: burrasca forte, oggetti e tegole asportati; violenti cavalloni che si abbattono l’uno sull’altro, onde alte (onde da 7 m a 10 m), mare forza otto;



10 - da 88 a 102 km/orari: burrasca fortissima, rara in terraferma, alberi sradicati o schiantati, gravi danni alle abitazioni; onde alte (onde da 9 m a 12,5 m) che impediscono la visibilita', mare forza nove;



11 - da 103 a 117 km/orari: fortunale, devastazioni gravi; onde alte (onde da 11,5 m a 16 m) che impediscono la visibilita', mare forza dieci;



12 - da 118 a 133 km/orari; uragano, devastazioni gravissime, onde altissime (onde oltre 14 m), mare forza dieci.



I cinque gradi aggiunti (dal 13 al 17) sono tutti classificati uragano sia pure con velocita' del vento fino a 220 km/orari.



Comportamento nel tempo

Riguardo al comportamento dei venti nel tempo, i venti possono essere REGOLARI e IRREGOLARI.

I venti regolari a loro volta possono essere costanti, quali gli alisei e i controalisei e periodici, quali i monsoni e le varie brezze (di mare, di terra, di monte e di valle).

I venti irregolari sono invece quelli che sfuggono a codificazioni e derivano da particolari situazioni atmosferiche che possono verificarsi in determinate zone, come ad esempio i cicloni, i tornados (Antille), i tifoni (Oceano Indiano), i pamperos (America meridionale), etc.



Direzione

La direzione del vento e' invece individuata dal punto cardinale dal quale proviene: cosi' da nord spira la Tramontana o Borea, da nord-est il Greco o Grecale, da est il Levante, da sud-est lo Scirocco, da sud l’Austro od Ostro, da sud-ovest il Libeccio, da ovest il Ponente e da nord-ovest il Maestro o Maestrale (la direzione del vento e' indicata da appositi strumenti detti anemoscopi).

sabato 13 novembre 2010

Alluvione Vicenza, chi fu avvisato e chi no?

V
icenza, 12 nov. (Adnkronos) - ''Non siamo stati con le mani in mano aspettando che il fiume esondasse. Certo, non ci attendavamo una simile tragedia perche' con le informazioni di cui disponevamo non potevamo avere la consapevolezza di cosa avrebbe potuto accadere''. Le parole sono del sindaco Achille Variati che questa mattina a Palazzo Trissino, affiancato dall'assessore alla protezione civile, Pierangelo Cangini, il direttore generale del Comune, Simone Vetrano, e il comandante della polizia locale, Cristiano Rosini, ha illustrato il contenuto del fascicolo inviato spontaneamente questa mattina in Procura per tratteggiare un quadro dei fatti avvenuti fino all'alluvione ''a dimostrazione dell'assoluta trasparenza e collaborazione con la Procura'', ha sottolineato il sindaco.
''Si contano del resto molti danni - ha aggiunto -, ci sono state due vittime, anche se non nel nostro territorio, pur densamente abitato, ed e' quindi doveroso, ora, fare chiarezza''. Annunciando di aver dato disposizione questa mattina a Vetrano di svolgere un'indagine amministrativa interna per accertare le modalita' e i comportamenti tenuti fin qui dai diversi responsabili, soprattutto nell'ottica di un miglioramento delle procedure interne al Comune, relazioni dei dirigenti interessati alla mano, Variati ha ripercorso la cronologia dei fatti. Concentrandosi in particolar modo sulle 12 ore che precedono l'esondazione, a partire dalle 19.40 di domenica 31 ottobre, quando il responsabile amministrativo della protezione civile del Comune, l'ingegner Vittorio Carli, chiede alla polizia locale di controllare ogni due ore il livello del Bacchiglione a ponte degli Angeli.
da Libero.it

Il Sindaco e il protocolllo.

(Adnkronos) - ''Contrariamente a quanto dichiara alla stampa Domenico Romito del Genio civile, infatti - ha riferito Variati -, Carli afferma di non aver mai ricevuto una sua telefonata alle 16.30, bensi' alle 21, per essere informato circa il livello raggiunto dal fiume. Esistono i tabulati telefonici, per cui non sara' difficile appurare la verita' su questo punto''.
Detto questo, il sindaco - che e' stato informato intorno alle 23 di domenica notte dell'aggravarsi della situazione, ma che gia' di sua iniziativa aveva richiesto informazioni poco prima al comando di polizia locale - ha inoltre precisato che ''il Comune si e' mosso seguendo la procedura prevista dal capitolo ''esondazione'' contenuto nel piano di emergenza''. ''In base a questo documento - ha rilevato Variati - il punto di riferimento per l'attivazione del preallarme (4 metri) e dell'allarme (4,50-4,70 metri) e' il livello del fiume a ponte degli Angeli, perche' quella e' storicamente la zona di esondazione del Bacchiglione. I Comuni, tuttavia, si muovono sulla base delle informazioni ufficiali che ci arrivano dagli esperti dal Centro funzionale decentrato della Regione''.
''Sui bollettini meteo inviati via fax e sugli aggiornamenti intermedi pubblicati online a cura del Cfd regionale - ha aggiunto il sindaco - non voglio fare accuse, ma noi sindaci disgraziati dobbiamo essere messi nelle condizioni di avere informazioni semplici, chiare e puntuali, che non ci richiedano di interpretare le situazioni in corso a monte per prevedere, noi, cosa potrebbe accadere a valle, che non ci richiedano quindi di essere esperti in meteorologia, ma che ci dicano quanto tempo abbiamo prima di far scattare l'allarme e mettere quindi in sicurezza la cittadinanza al verificarsi di determinati fenomeni''. da Libero.it
12/11/2010

Maltempo Vicenza: Non c'ero e se c'ero dormivo.

Vicenza. I misteri della notte di Halloween. Cosa è accaduto nelle concitate ore tra domenica 31 ottobre e lunedì 1° novembre, il giorno della grande alluvione? Per rispondere a queste domande è stata avviata un'indagine giudiziaria, che dovrà stabilire se siano riscontrabili responsabilità. Da giovedì sul tavolo del procuratore Ivano Nelson Salvarani c'è un maxi dossier: è la versione dei fatti fornita spontaneamente dal Comune. «Non ci attendevamo una simile tragedia - scandisce il sindaco Achille Variati - perché con le informazioni di cui disponevamo non potevamo avere la consapevolezza di cosa sarebbe potuto accadere. È doveroso fare chiarezza, sono contento che sia in corso un'indagine. Queste carte dimostrano che abbiamo rispettato le procedure previste».
L'ONDATA DI MALTEMPO. Il lungo weekend di Ognissanti inizia venerdì 29 ottobre. Dalla Regione il Centro funzionale decentrato, incaricato di diffondere informazioni sui possibili rischi idrogeologici in Veneto, spedisce un sms alle amministrazioni locali interessate dall'ondata di maltempo che si sta sviluppando nel Nordest. Tra i destinatari ci dovrebbe essere anche il dirigente comunale Vittorio Carli, responsabile del settore protezione civile, che tuttavia sostiene di non aver ricevuto alcun sms. Un difetto di comunicazione? Il suo numero di cellulare non è inserito negli elenchi regionali? L'indagine interna disposta ieri dal sindaco e le richiesta di informazioni inoltrata al Centro funzionale decentrato, faranno luce sui fatti. Sabato 30 ottobre viene diramato un bollettino che, in gergo, attribuisce all'area di Vicenza un grado di pre-allerta «moderato». Domenica 31 ottobre le condizioni meteo peggiorano, vengono aggiornati i bollettini on line, ma ancora nessuna comunicazione circa possibili esondazioni.
LE 12 ORE. Nel pomeriggio di domenica, intorno alle 16.30, l'ing. Carli ha davvero ricevuto una telefonata di allerta da parte del geometra Domenico Romito del Genio civile? Secondo Romito sì, non secondo Carli che a partire dalle 19.40 chiede alla polizia locale di controllare ogni due ore il livello del Bacchiglione a ponte degli Angeli. «Contrariamente a quanto dichiara Romito - riferisce Variati - Carli afferma di non aver mai ricevuto una sua telefonata alle 16.30, bensì alle 21, per essere informato circa il livello raggiunto dal fiume. Esistono i tabulati telefonici, per cui non sarà difficile appurare la verità su questo punto». Intanto il Bacchiglione cresce. Alle 21 sale a 4 metri a ponte degli Angeli, dove entra in azione l'assessore alla Protezione civile Pierangelo Cangini. Alle 22.15 è a 4.70, un livello da allarme rosso. Vengono avvisati Aim Valore città, che fa arrivare i primi sacchi di sabbia, i volontari della protezione civile e i vigili del fuoco, che alle 2.30 schierano due mezzi. Alle 23.10 viene informato il sindaco, quindi tocca a Giovanni Rolando, presidente dell'Ipab: l'istituto Trento è nella zona a rischio. Si costituisce l'unità di crisi a ponte degli Angeli, il punto più fragile della città, dove più alto è il pericolo esondazione. Dalle 23.15 viene dato l'ordine alle due pattuglie dei vigili in servizio di diffondere via altoparlante un messaggio alla popolazione. Vengono percorse le vie tra ponte Pusterla e viale Margherita. Alle 4 un nuovo bollettino parla di rischio esondazione. Troppo tardi. Mezzora dopo, cogliendo tutti in contropiede, il fiume esce in via Diaz, che non era mai stata allagata in passato. Poco prima delle 7 romperà la sponda di viale Rumor, invadendo piazza Aracieli e via Torretti.
LO SFOGO. Variati ritiene che, nonostante i bollettini, il Comune si sia «mosso seguendo la procedura prevista dal capitolo "esondazione" contenuto nel piano di emergenza comunale». L'intero protocollo dell'emergenza va revisionato alla luce degli insegnamenti dell'alluvione 2010: «Noi sindaci disgraziati dobbiamo essere messi nelle condizioni di avere informazioni semplici, che non ci richiedano di interpretare le situazioni in corso a monte per prevedere, noi, cosa potrebbe accadere a valle, ma che ci dicano quanto tempo abbiamo prima di far scattare l'allarme e mettere quindi in sicurezza la cittadinanza al verificarsi di determinati fenomeni. Va migliorata la comunicazione tra gli enti e la comunicazione alla popolazione».© RIPRODUZIONE RISERVATA IL GIORNALE DI VICENZA
Gian Marco Mancassola

P.S. Già che ci siamo perchè non ci raccontate come finì la storia dell' avvelenamento dell'intero quartiere Stadio fatto avvenuto qualche anno fa?
Perchè non è stato schierato il natante in dotazione della protezione civile di Vicenza?

martedì 9 novembre 2010

Vicenza e l'alluvione

martedì 9 novembre 2010

Vicenza e l’alluvione.





Dopo aver letto Ilvo Diamanti (luoghi comuni e la sottesa accusa è colpa della base americana), Ferdinando Bandini (la colpa è della campagna che si ribella alla città), il giudice (dovrei indagare tutti i veneti) mi sembra di poter fare delle considerazioni.



Il Veneto fin al 1796-97 privilegiava la fluvialità e la navigabilità anche se sempre più ipocritamente fino alla caduta causata proprio per questa metamorfosi in atto e progredita fino ad oggi e che continua. Certo il nostro ragionamento è quello di umani che campano 70 – 80 anni non è quello dell’infinito-creato per caso o per necessità a cui queste inezie non non interessano.



Ma vediamo con l’aiuto di Moro e G.B. Calderari cos’era Vicenza nel 1844 e come è avvenuta la ritirata della fluvialità dal quartiere Barche dove c’erano le barche e il porto, all’Isola ora Matteotti o Via ai viali Ceccarini Gallieno Galileo attorno al quartiere San Pietro, già fuori le prime mura urbiche. Na olta i padri disea:” Bisogna costruir su l’alto , e io non capivo né cos’era, né dove era. Dopo ho scoperto che tutta la civiltà in Veneto era stata coperta per millenni da palafitte per necessità – caso volontà del creatore , al contrario del resto della penisola, una ragione ci sarà pure stata. Ma i Francesi Napoleonici non si tirarono indietro a far consorzi di “modifica” per guadagnare campi. Impararono presto e bene la lezione dei Romani in veneto con le centurie. Dopo il 1814 anche gli Asburgo non si tirarono indietro con un enorme cimitero quello maggiore molto periferico, così i veneti onorerano meno i loro morti e si ricorderanno meno chi sono. Ma portarono il progresso della Ferrovia e formarono a Sud una di Vicenza la prima enorme diga da Est a Ovest. La ferrovia pratica un taglio profondo nella città. Succesivamente per dare spazio attorno alla Chiesa di San Pietro ci pensano i Savoia a murare i fiumi allontanado le lavandare immortalate “col cul par aria” dagli Alinari, non solo inventano due fiumi paralleli che non c’erano mai stati in città, il Bacchiglione e il Retrone. Via l’ansa di prà de nane con una sforbiciata urbanista. Ne fanno gli italiani in Veneto ne fanno, le Piarde Fanton e i Burci, vanno a finire nei toponimi ma li arrivano scuole che occupano tutta l’area “esondativa”, “in doe l’acoa va su e se sfogava”. Ma se qualcuno fa attenzione si fa venire in mente in fretta che Vicenza è un’isola circondata da acqua ma solo chi sta dentro le prime mura lo sa bene. Ma anche il ventennio ci da dentro e inventa il quartiere stadio “tuto soto de acoa” intorno a Casale. La Dc fa di meglio invade Parco Querini con una colata lavica di cemento quello che oggi chiamiamo ospedale. Sull’Isola sotto la Ferrovia c’era il cotorossi, adesso svetta il razionalismo dell’abbandonato palazzo di giustizia che sembra nessuno voglia più come il teatro di viale Mazzini dopo anni di polemiche per farli, vendendo per il primo la centrale del latte che i vicentini sapevano essere fonte di quattrini. Ma non è mai finita con l’ingegneria idraulica, oggi si può fare quello che si vuole, tanto abbiamo gli ingegneri disastri manager, che allonanano per una ipotetica bomba tutta la popolazione della città di Vicenza e poi si dimenticano di dare l’allarme per tempo quando il pericolo è reale. Ecco che il giudice dice che i Veneiti son tutti indagati o da indagare ahahhaahah, mi pare giusto, lo diceva anche Fedele Lampertico, “indagate indagate pure” ma il male fatto non sta nel cuore dei Veneti Vicentini Veronesi vilipesi e oltraggiati nel LAX S VENE XK e nella loro identità.







Renato De Paoli

domenica 7 novembre 2010

LA "VENETIA" DELL'ANNO 537, DESCRITTA DA CASSIODORO

LA "VENETIA" DELL'ANNO 537, DESCRITTA DA CASSIODORO
pubblicata da Millo Bozzolan il giorno domenica 7 novembre 2010 alle ore 11.41

Cassiodoro era un senatore latino al servizio del re degli ostrogoti Vitige, il quale aveva necessità di trasportare un carico di vino e olio dalle coste istriane a Ravenna. E gli unici in grado di farlo, già da allora muniti di capaci navi abituate alla traversata del "mare infinito", erano i Venetici della Laguna. Nella lettera vi è una celebre, vivace descrizione della vita di allora. le imbarczioni, specie quelle trascinate dall'equipaggio con corde dalla riva, non dovevano essere molto diverse dai burci e bragossi che conosciamo. Vale la pena leggere il testo, o rileggerlo, per capire come era al vita allora: comunitaria, riflesso di una società paritaria, che diede vita nei secoli posteriori alla grande Venezia che conosciamo.

Lettera di Cassiodoro ai Veneziani

"Voi che al margine del suo territorio possedete un gran numero di navi, provvedete con uguale devota grazia a fare in modo di portare con tutta celerità il carico che la provincia è pronta a consegnarvi. Il ringraziamento per la realizzazione sarà pari verso ambedue, dal momento che una parte separata dall' altra non permette che vada a compimento l'impresa. Siate perciò pieni di sollecitudine per questo trasporto nelle vicinanze, voi che spesso attraversate spazi di mare infiniti. In un certo senso voi andate a far visita ai vostri conoscenti, poiché navigate in terra patria. C'è ancora a vostro favore, che avete aperta anche un'altra strada sempre tranquilla e sicura. Infatti quando il mare è chiuso alla navigazione per l'imperversare dei venti, si dischiude davanti a voi l'itinerario attraverso incantevoli canali. Le vostre navi non temono gli aspri venti: toccano terra con somma allegrezza e non sanno che cosa sia fare naufragio, poiché spesso approdano a terra. Da lontano sembrano camminare sui prati, quando accade di non vedere il corso del canale, avanzano tirate da corde, le quali di solito servono a tenerle ferme e, capovolte le condizioni, la ciurma aiuta le proprie navi con i piedi: senza sforzo trascinano le loro portatrici e, invece delle pavide vele, adoperano il passo dei marinai, che è più sicuro.Ci piace parlarvi di come abbiamo visto l'ubicazione delle vostre case. Le Venezie una volta famose, piene di nobile gente, a meridione raggiungono Ravenna e il Po, ad oriente si deliziano della bellezza del litorale ionico: qui l'alternarsi delle maree ora copre, ora lascia in secco la superficie dei campi con una reciproca inondazione di acqua o di asciutto. Qui voi, alla maniera degli uccelli acquatici, avete la vostra casa. Infatti una persona ora si vede stare sulla terraferma, ora su un'isola, così che ben più a ragione credi che le Cicladi si trovino là, dove osservi che l'aspetto dei luoghi cambia repentinamente. A somiglianza di quelle isole le case appaiono sparse in mezzo ad ampi tratti di mare: e non le ha prodotte la natura, ma le ha create il lavoro umano. Infatti all'intreccio dei vimini flessibili si aggiunge la solidità della terra e non si teme affatto di opporre alle onde marine una difesa tanto fragile: si fa così perché il litorale basso non può scagliare a terra grandi onde, e queste vengono senza forza non avendo l'aiuto della profondità.Un'unica risorsa hanno gli abitanti, quella di mangiare solo pesci a sazietà. Ivi poveri e ricchi vivono allo stesso modo. Un solo cibo sostenta tutti, uno stesso tipo di abitazione rinserra ogni cosa, non conoscono l'invidia riguardante le case e, vivendo con questo tenore, stanno fuori del vizio, al quale, come si sa, tutto il mondo soggiace. Tutto il loro sforzo è rivolto alla produzione del sale: invece di aratri e di falci fate rotolare dei rulli: di qui viene ogni vostro provento, dal momento che possedete in essi anche gli altri generi che non producete; in un certo qual senso li si conia la moneta per il proprio sostentamento. Ogni onda sottostà al vostro trattamento. E' possibile che qualcuno non vada in cerca d'oro, ma invece non ce n'è uno che non desideri trovare il sale, e giustamente dal momento che ad esso ogni cibo deve il potere di essere graditissimo.Perciò con cura diligente mettete in sesto le navi, che legate alle vostre pareti, come fossero animali, affinché, quando Lorenzo, uomo di grandissima esperienza, incaricato di procurare le derrate, si metterà a chiedervele, vi affrettiate a correre per non ritardare con alcuna difficoltà a portarci gli acquisti a noi necessari, tanto più che potete scegliere, secondo le condizioni del tempo, il tragitto che vi è più vantaggioso"


Cassiodoro, Senatore e Prefetto del re Vitige, anno 537 d.C..

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bragosso. la chiglia piatta è nata per la necessità della navigazione in acque lagunari.

monumento ai venetici eretto dagli sloveni.

la lettera originale